Correndo contro il tempo

Cinquecentoquarantadue birre a disposizione, meno di cinque ore per assaggiarne il più possibile: partecipare a un festival come Eurhop, specialmente se ci si può trascorrere uno solo dei tre giorni e se c’è un treno da non perdere sulla via del ritorno, si traduce quasi in una corsa contro il tempo. Se da una parte è indispensabile studiare in anticipo il programma e segnarsi le bevute da non perdere, è naturale anche stravolgerlo una volta arrivati sul campo, tra fusti andati esauriti, consigli degli amici, estro del momento e dimenticanze varie. Questo è un riassunto della mia giornata di domenica, assolutamente non esaustivo, parziale e dettato esclusivamente dal gusto personale.

Novità e conferme

Alla vigilia avevo deciso di soffermarmi soprattutto su birre affumicate e stout (o imperial stout), che sono – Belgio a parte – i miei stili preferiti, nonché rispettivamente l’ultima mia produzione all grain e la prossima in programma. A dimostrazione di quanto detto sopra, però, ho iniziato con tutt’altro: la nuova Ma2 di Birra dell’Eremo. I ragazzi di Assisi, dai quali mi soffermo sempre volentieri in occasioni del genere o quando trovo qualche loro bottiglia a Napoli, continuano il loro progetto basato su lieviti sperimentali, e il risultato in questo caso è una sour ale elegante e dal solido equilibrio, dall’acidità ben bilanciata grazie all’aggiunta di frutto della passione, e dalla grande bevibilità.

Subito dopo, prima di riprendere con degustazioni per me nuove, sono andato sul sicuro con la Mutta Affumiada del Birrificio di Cagliari, già conosciuta in questi ultimi anni di frequentazioni di festival e che personalmente ritengo il miglior esempio italiano di smoked (o rauch, che dir si voglia). Le bacche di mirto essiccate “dialogano” perfettamente con le sensazioni tipiche dello stile (speck, provola affumicata…), ripuliscono la bocca alla fine della bevuta e invitano subito a un altro sorso.

Due belle sorprese, sempre in ambito nostrano, tra i nomi che erano nel mio taccuino e che non hanno deluso le mie attese sono state la Fumo Lento di Eastside, una baltic porter (ma a bassa fermentazione) affumicata di 7,5 gradi, e la Piedi Neri del birrificio piemontese Croce di Malto, imperial stout che sfrutta ingredienti tipici del territorio come riso nero e castagne.

C’era una volta in America

Premessa: sulle birre statunitensi mi sento molto poco ferrato – grave lacuna per un beer geek che si rispetti. Ne ho una preferita (per gli interessati: Alaskan Smoked Porter, se non si fossero capiti i miei gusti), ma in generale mi sembra un mondo troppo vasto e sterminato, difficile da tenere sotto controllo, anche perché in Italia non c’è molta reperibilità, e così nel tempo ho preferito “farmi una cultura” su ambiti più ristretti, in attesa di approfondire magari con un corso, o un bel viaggio. Occasioni come questa, quindi, sono un’opportunità per conoscere un po’ meglio l’ambiente, facendo affidamento anche sui consigli di amici e sugli umori dei forum specializzati. Uno dei birrifici più attesi era Hoppin’ Frog di Akron, Ohio, di cui ho assaggiato ancora una imperial stout, Doris the Destroyer, invecchiata in botti di bourbon e a detta di molti, tra i corridoi del Palazzo delle Fontane, uno dei fiori all’occhiello di tutto il festival. Liquorosa e vellutata, tenore alcolico importante (10,5%), sicuramente impegnativa a ora di pranzo, ma ne è davvero valsa la pena. Gli americani, però, sono giustamente famosi per le abbondanti luppolature (IPA, APA, NEIPA e derivate), ed esemplare al proposito è stata la We Ded Mon proposta da The Veil Brewing Co. (Richmond, Virginia). Definita “triple IPA” dal catalogo, nasconde benissimo i suoi 11 gradi e va giù che è un piacere, alternando note amare e fruttate, aspre e tropicali.

Arrivederci al 2018

Uno dei rimpianti della domenica si chiama Hello Speck, una gose affumicata (aridaje) ideata da La Fucina, che mi intrigava molto per la commistione tra stili apparentemente inconciliabili e per il nome azzeccatissimo. Purtroppo era già finita sabato, ma non ha senso crucciarsi più di tanto data la vastità dell’offerta. Parliamo piuttosto di uno dei migliori assaggi, che come a volte capita è avvenuto per caso: Bearded Lady, altra imperial stout invecchiata in botte, con aggiunta di cannella, vaniglia e fave di cacao. Questa “donna barbuta”, non inclusa nella mia lista di partenza e provvidenzialmente suggerita da un amico, viene dall’Inghilterra (Magic Rock Brewing) e tiene fede al famoso proverbio. Anche se non ho potuto sperimentare l’abbinamento, è facile immaginarla dare il meglio di sé – come indica la stessa dicitura dessert edition – accompagnando un dolce, meglio se al caffè o al cioccolato.

Detto delle migliori bevute delle mie cinque ore romane, contribuiscono al bel ricordo della giornata le chiacchiere coi birrai, gli assaggi generosamente offerti da alcuni di loro, i gettoni donati da amici a cui avanzavano, la scoperta della genuina simpatia, dal vivo, di un paio di personaggi che sui social mi davano tutt’altra impressione (per carità niente nomi!). Per tutto questo, quindi, da ieri sono ufficialmente in attesa di Eurhop 2018.

 

Luca Atero

Luca Atero

Nella vita si occupa di libri, beve ottime birre, cerca di produrne di decenti, guarda il Milan e gioca col Lego.
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