Dopo un po’ di kit andati più o meno a buon fine viene naturale decidere di passare a tecniche di produzione più complesse.

Se col kit bastano le due pentole che normalmente già troviamo in casa, nell’upgrade a metodi quali l’E+G o l’All Grain le cose da mettere in conto sono molte: lo spazio, i costi delle attrezzature ed infine il dimensionamento dell’impianto. Il problema è massimo se decidiamo di passare all’All Grain.

Gli impianti classici a tre pentole offrono sicuramente il piacere di realizzare un prodotto finito con un alto livello di manualità, ma richiedono innanzitutto diversa esperienza per gestire correttamente il controllo delle temperature ed ancora tanto spazio a disposizione.

Vero è che potremmo avere innate capacità di elettricista e fabbro che renderebbero semplici le operazioni di cablatura di eventuali resistenze e termostati nonché la foratura delle pentole o la realizzazione di strutture architettoniche capaci di contenere tutto in pochi mq, ma il gioco vale la candela in termini di tempi necessari per la realizzazione e di risparmio economico?

Per quasi due anni, data la mia totale incapacità elettrica e avendo spazio a disposizione,  mi sono divertito a fare birra su un impianto da 50l così composto: pentola di mash da 50l motorizzata, pentola di sparge da 50l, pentola di boil da 75l, scambiatore di calore a 40 piastre, fermentatore in inox etc, etc,. Il tutto preconfezionato da un noto produttore che ti fornisce anche la struttura (in acciaio) su cui è posizionata l’attrezzatura. Compromesse circa 6/7 cotte nel tentativo di capire quale era il momento giusto per spegnere il bruciatore, oggi riesco ad avere un buon controllo delle temperature. Ho però (sempre) a disposizione una sala in garage di circa 40 mq dove ho potuto posizionare tutto.

Ma se non avessi  lo spazio e/o un budget tale da poter comprare un impianto completo? La soluzione a questa tipologia di problemi oggi è offerta dagli impianti all in one.

Da un po’ di tempo spinto dalla voglia di provare a fare qualche cotta in più e dal fatto che 60 litri di birra finita sono scomodi da gestire in termini di tempo necessario per i travasi, l’imbottigliamento ed il consumo, ho deciso di comprare uno di questi giocattoli. Sui siti specializzati se ne trovano diversi. Io sono andato su quello più economico da 30l.

Questo il mio punto di vista dopo qualche cotta:

  • Spazio: l’impianto occupa 1/5 dello spazio che attualmente utilizza l’impianto da 50l. Può pertanto facilmente essere usato in appartamento senza dare troppo fastidio ai coinquilini e l’ingombro, anche quando non è in uso, è sicuramente minore di quello che avrebbe un impianto a tre pentole di capacità minore;
  • Tempo: notevolmente ridotti i tempi necessari a portare a termine la cotta ( basti pensare solo al tempo risparmiato per il raffreddamento e nella pulizia);
  • Controllo delle temperature: impostata la temperatura (e se l’impianto lo consente impostati anche vari step del mash), una volta acceso l’impianto non devo necessariamente avere gli occhi fissi sul termometro. Alcuni di questi impianti offrono anche la possibilità di gestire la cotta tramite app dedicata per smartphone;
  • Budget: ce n’è per tutte le tasche. Si parte da poco meno di 600€ per gli impianti più economici, fino ad arrivare ai 2500€ per impianti con capacità fino a 50l di prodotto finito.

All’opposto non bisogna sottovalutare il fatto che la dimensione dichiarata è mediamente per una birra con og max 1050… mosti con densità maggiore avranno litraggi finali inferiori di quelli dichiarati. Non provate pertanto a fare 28 litri di Imperial Stout!

Concludendo credo che questa tipologia di impianti rappresentino oggi lo strumento migliore per approcciare l’all grain in termini di costi, tecniche produttive e spazi necessari.

Alcuni accorgimenti da seguire:

splash durante il ricircolo del mosto in mash: evitate che il mosto “splashi” nel wort (l’impasto di acqua e grani), ma “accompagnatelo” magari con un prolungamento in silicone;

controllate il termometro della macchina: con l’ausilio di un secondo termometro tarato, conviene verificare la temperatura di quello dell’impianto e regolarsi di conseguenza;

raffreddamento: scarterei la serpentina e ricorrerei a sistemi più “incisivi”. Il controflusso già potrebbe accelerare la fase… per quanto mi riguarda ho collegato l’impianto allo scambiatore a 40 piastre.

PS: non dimenticate però di attrezzarvi con una camera o con qualsiasi altro strumento capace di controllare le temperature durante la fase di fermentazione… altrimenti tutto quanto di buono fatto sopra non servirà a nulla.

Tino De Luca

Tino De Luca

Professionista bancario nella vita reale, homebrewer nella vita parallela.
Dopo aver bevuto per anni Peroni venni folgorato sulla via di Damasco assaggiando una birra di un noto produttore passato da poco sotto l'ala protettrice di un grosso gruppo industriale. Buyer compulsivo di attrezzature e materiale per l'homebrewing, amante del potere conviviale e socializzante della birra, sostenitore slowfood e più in generale di tutto ciò che è artigianato ed eccellenza di un territorio.
Tino De Luca

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