Austu e riustu è capo d’invernu!!

Ferragost è cap e viern!!

Per i non napoletani (spero che abbia scritto bene in siciliano….) il detto racchiude un dato di fatto delle estati degli ultimi 30 anni: a Ferragosto piove e malinconicamente non è altro che l’inizio dell’inverno….

Ma Cesare è una scimmia, non capisce ‘na mazza di tutto questo (o probabilmente se ne frega altamente  😯 ) e voleva bere…

Per calmarlo lo portammo a Trapani: consiglio di visitare la città e il suo centro storico, ricco di storia, chiese e tanti locali dove poter piacevolmente provare ottimi drink e prodotti siciliani (ok! Lo spazio “Sereno Variabile” è terminato  😮 …).

Durante la serata decidiamo di rifocillarci in un pub, il Barbagianni, locale molto ben gestito, con una buona tap list, sempre aggiornata, che fa il mix tra proposte locali, nazionali e internazionali, il tutto accompagnato da un’ottima cucina.

Su consiglio del publican scelgo una birra prodotta in Sicilia: The Rock del birrificio Rock Brewery di Brolo (ME). Il nome è ispirato allo scoglio presente di fronte alle spiagge del paese.

Nel bicchiere si presentava con color giallo paglierino, abbastanza torbido, con un piccolo cappello di schiuma fine e poco persistente. In pieno stile American Pale ale, questa birra sprigionava aromi di pompelmo e lime molto pronunciati: i luppoli aggiunti in dry hopping conferivano questa forte aromaticità. Al palato risultava all’inizio ben bilanciata, non invadente, poi il gusto si è evoluto verso un amaro gradevole e leggermente speziato, smorzato dalla componente maltata. Il suo retrogusto era abbastanza amaro, propedeutico al successivo sorso.

A mio parere una buona birra, ben bilanciata e molto rinfrescante (tanto che ho comprato e portato a Napoli una bottiglia  :mrgreen:  )…

 

Poi, inesorabile, giunse il giorno della verità, i nodi arrivarono tutti al pettine, ma noi eravamo al varco ad aspettare, forti delle nostre convinzioni… e alla fine trionfammo: il 15 agosto arrivò il temporale: probabilmente non si vedeva una goccia di pioggia in Sicilia da mesi, ma la tradizione va rispettata e noi non ci siamo fatti trovare impreparati.

“Brace? Taaac!”

“Fuoco? Taaaac!”

“Salsiccia al limone e mandorla? Taaac!”

“Zanzare?? Quante ne vuoi!!!!”

Il buon Cesare portò le birre, taaaante birre…

Si iniziò con una Piè veloce di Ca del Brado Brux, una brett ale bevuta come aperitivo, insieme agli immancabili tarallini: la birra era di un bel colore giallo paglierino con schiuma che svanì presto. Al naso si avvertivano profumi di frutta a pasta bianca, vino bianco e un sottofondo di odore selvatico, probabilmente dovuti ai particolari processi produttivi, infatti questa birra ha visto l’utilizzo di lieviti Brettanomyces…..

“Fermi tutti: Momento Piero Angela”

I Brettanomyces sono lieviti definiti “selvaggi”, sono stati scoperti dal laboratorio Carlsberg nel 1904, vivono sulle bucce della frutta e vengono utilizzate in birrificazione soprattutto nelle birre di ispirazione belga (Lambic, Oud Bruin e Orval).

 

 

L’entrata in bocca esaltava il corpo morbido, poco dopo l’acidità attaccava il retro della lingua per poi evolvere verso un sapore selvatico, mentre il retrogusto tendeva all’astringenza e lasciava un sapore vinoso poco acidulo.

 

 

 

 

 

 

Tu conosci l’eccessiva veemenza della gioventù, com’è rapida a prender fuoco, quanto manca di raziocinio” – Omero

 

 

Come il pelide Achille, il nostro Cesare apre un’altra birra e stavolta si fa “Crak”!!

Celeberrima Session IPA dal colore chiaro, molto aromatica (limone, arancia, mango a go go) e molto molto beverina. Al palato la base maltata faceva da sfondo a sapori tropicali agrumati e il suo corpo leggero rendeva la bevuta facile, molto facile, forse troppo facile… a mio parere il formato base di vendita dovrebbe essere da 15 litri  😯

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il colpo di grazia Cesare lo ricevette con una creazione di Birrificio Lambrate, American Magut: si tratta di una Pilsner tedesca rivisitata, nella quale hanno utilizzato luppoli americani in bollitura e in dry hopping, infatti al naso erano evidenti sentori erbacei, agrumati e speziati, richiamati dall’amaro che si apriva al palato dopo la decisa entrata in bocca, il tutto supportato da una buona carbonazione. Il “retrogusto amaro e astringente invitava Cesare a berne ancora…

 

 

 

 

 

 

Raggiunto il Nirvana delle scimmie, il piccolo Cesare entrò in uno stato di semi-coscienza nel quale rimase per circa 16 ore farfugliando una canzone che faceva così:

 

“Cantando viaja por el rio,
en su barca noche y dia,
pajaros de compania,
Toda la selva es su hogar!”

 

 

(Vediamo chi capisce il motivetto….)  🙄

 

Quando si riprese, eravamo già in viaggio verso casa, ma non sapeva che la strada gli riservava ancora altre sorprese… ma di questo parleremo nell’ultimo capitolo della saga…

 

STAY TUNED!!!

 

KAMPAI  :mrgreen:

 

 

Ciro Buonaurio

Ciro Buonaurio

Beer-Blogger per dipendenza, amo sperimentare e provare nuovi sapori.
Da un pò di tempo il piccolo Cesare è al mio fianco durante le avventure birraie.
Ciro Buonaurio

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