Visto il buon successo dell’articolo dedicato al “primo tentativo di autocoltivazione del luppolo”, è venuto naturale scriverne un altro sullo stesso argomento.

Siamo a luglio e l’attività brassicola-casalinga per i più è ferma. Perché dunque non pensare a programmare il nostro mini-luppoleto?

Ecco di seguito alcuni consigli e passi da seguire per chi ha a disposizione qualche mq di giardino e vuole auto-prodursi il proprio luppolo.

Procediamo per passi dall’ordine all’essiccazione.

  1. Scelta delle varietà: pensiamo alle varietà a noi più gradite, quelle che usiamo di più e prepariamoci ad ordinarle quando (di solito tra ottobre/novembre) torneranno disponibili. Le piantine potranno essere tranquillamente conservate all’esterno purché riparate dal gelo. Consiglio di comprare varietà diverse in quanto la varietà specifica potrebbe non adattarsi alla zona. Pertanto se abbiamo comprato solo quella varietà potremmo aver sprecato risorse. In base allo stesso criterio alla fine del primo anno procederemo ad estirpare le piante che hanno dimostrato di non essersi adatte alla zona.
  2. Scelta del terreno: preferibilmente il terreno dovrebbe guardare a sud e dovrebbe garantire un’esposizione di almeno 12-15 ore di sole al giorno. il luppolo predilige terreni leggermente acidi (ph 6-6.2) possibilmente non argillosi per evitare problemi di asfissia delle radici.
  3. Messa a dimora: più o meno all’inizio della primavera e più in generale quando saranno terminate le gelate possiamo mettere le piantine a dimora. Prima della messa in terra è bene aver già preparato il terreno e i supporti su cui far arrampicare le piantine. Il terreno andrà smosso per bene e concimato con letame. Le piantine andranno posizionate in maniera rialzata rispetto al livello del terreno in modo da evitare i ristagni di acqua. A tal proposito o creeremo delle “collinette” al centro delle quali posizionare le piantine o in alternativa potremmo costruire dei rialzi in legno (prodi) all’interno dei quali posizionare le piantine con le stesse accortezze. Sulla collina, e intorno ad essa, è consigliata l’applicazione di uno strato di paglia o foglie secche in modo da scongiurare la crescita di piante infestanti. Le piantine andranno posizionate alle seguenti distanze le une dalle altre: 2m per varietà diverse; 1m per stessa varietà. Per quanto riguarda le strutture di sostegno, il luppolo può crescere fino a 6m pertanto bisogna utilizzare pali di tale altezza da posizionare alle estremità dello spazio dedicato ed alla sommità dei quali tendere un cavo cui giungeranno i tutori lungo i quali saliranno i tralci. Se la distanza tra le due estremità è tanta è necessario prevedere il posizionamento intermedio di adeguati pali di rinforzo che sosterranno il peso della vegetazione. L’alternativa è munirsi di sostegni a T alle sommità dei quali far arrivare i tutori. Creare una struttura “a pergola” se non si dispone di tanto spazio in altezza. RICORDATE DI PRENDERE NOTA DELLA DISPOSIZIONE DELLE SINGOLE VARIETA’.
  4. Cura: Le piantine non necessitano di essere annaffiate di continuo se non per il primo periodo (2 settimane circa) facendo attenzione ad evitare ristagni di acqua. Le radici non devono MAI essere inzuppate. In zone particolarmente secche (una volta messe a dimora) è bene irrigare con una certa costanza il terreno per mantenere una certa umidità nel terreno. NB: mantenere una certa umidità non significa allagare il campo!
  5. Sviluppo della piantina: più o meno ad aprile la piantina esce dalla fase di “dormienza” ed entra in quella della “ricrescita primaverile”. Raggiunto il primo mezzo metro di altezza è opportuno recidere i tralci per evitare che questi giungano prematuramente a fioritura. In breve tempo la pianta svilupperà altri tralci e tra questi ne andranno selezionati due o tre da accompagnare in senso orario (questa operazione si definisce training) lungo i tutori. Raggiunto nuovamente il metro e mezzo/due di altezza si procede alla defogliazione della parte bassa dei tralci fino all’altezza di 80 cm (Stripping). Questa operazione favorirà lo sviluppo laterale delle branche, l’aerazione della base, la diminuzione dell’umidità. Fino alla fioritura concimare a metà marzo e metà maggio con concime granulare a lenta cessione e utilizzare anti afidi naturali (acqua e aglio o macerato di ortica) da spruzzare a sole calato sulle foglie usando uno spruzzino.
  6. Raccolta: il corretto periodo per la raccolta può variare da qualità a qualità. Per valutare se il cono sia maturo occorre sfregarlo tra le mani: al tatto presenterà consistenza cartacea e la luppolina resterà attaccata alla mano rilasciando l’odore caratteristico. Non aspettatevi grosse quantità e qualità eccelse per almeno due anni.
  7. Conservazione e utilizzo: Una volta raccolto il luppolo può essere utilizzato fresco oppure essiccato e conservato. L’essiccazione mira a ridurre l’umidità presente nei coni dal 70-80% al 10%. Normalmente il peso del luppolo secco d eve essere il 20% di quello fresco. Una volta essiccati i coni vanno conservati sottovuoto, al buio ed ad una temperatura non superiore ai 4° per evitare processi di ossidazione.

Per seguire il primo tentativo di autocoltivazione del luppolo visita la pagina Brasseria Clandestina

Buon divertimento 

 

 

 

Tino De Luca

Tino De Luca

Professionista bancario nella vita reale, homebrewer nella vita parallela.
Dopo aver bevuto per anni Peroni venni folgorato sulla via di Damasco assaggiando una birra di un noto produttore passato da poco sotto l'ala protettrice di un grosso gruppo industriale. Buyer compulsivo di attrezzature e materiale per l'homebrewing, amante del potere conviviale e socializzante della birra, sostenitore slowfood e più in generale di tutto ciò che è artigianato ed eccellenza di un territorio.
Tino De Luca

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