“Nolite dare sanctum canibus, neque mittatis margaritas vestras ante porcos, ne forte conculcent eas pedibus suis, et conversi dirumpant vos”

Vangelo di Matteo (7, 6).

 

Nostro Signore disse queste parole durante il discorso della montagna, mentre catechizzava le genti a non sprecare le cose di valore. In questo caso la perla preziosa e l’ostrica che la conteneva non sono state per niente sprecate, ma hanno valorizzato una semplice miscela di acqua, luppolo, malto e lievito.

Ho trovato questa birra dagli amici del Murphy’s Law di Bacoli: la loro lista è sempre molto fornita, sia di proposte alla spina che in bottiglia, sempre seguendo lo stesso mantra che Antonio abbraccia nel locale gemello a Napoli: bere bene, bere di qualità!!!

Ovviamente a noi questo CI PIACE, infatti il Murphy’s di Bacoli è anche nel novero dei locali consigliati sul nostro sito, per cui se sei dalle parti di Bacoli o dintorni, ti consiglio di fare una visita al locale.

Tornando alla birra, Perle ai Porci appartiene, di base, alla grande famiglia delle Stout, ma presenta una particolarità: al mosto sono state aggiunte le ostriche, per la precisione 15 kg di ostriche (con tutto il guscio) su 500 litri di mosto (fonte www.birradelborgo.it). L’utilizzo delle ostriche in abbinamento alla birra risale al XVIII secolo, quando nacquero le prime Stout, con le quali venivano spesso servite ostriche, molto diffuse al tempo, nei pub e nelle taverne, mentre negli anni 30 del secolo scorso si hanno le prime notizie di utilizzo di ostriche nel processo produttivo della birra. Oggi la tecnica di miscelare le ostriche con la birra ha portato alla nascita di uno stile derivato, l’Oyster Stout.

In questo caso il birraio ha aggiunto il bivalve durante la bollitura, come detto, con tutto il guscio per cui al gusto la birra presenta note minerali, mentre il mollusco conferisce un sapore dolciastro e morbido all’entrata in bocca e un certo sentore salmastro (molto deciso), intervallato da note di tostatura di polvere di caffè; il finale lascia in bocca un amaro leggermente persistente.

Ho abbinato questa birra ad un panino con hamburger, bacon e cipolla caramellata: il sapore dolciastro si abbinava bene alla cipolla, mentre la punta salata arricchiva l’hamburger e il bacon, creando un mix perfetto in cui si esaltavano vicendevolmente i sapori del panino e della birra.

Visivamente la birra è molto scura, con schiuma quasi assente a grana finissima, mentre al naso si sente subito il sentore di tostato e note di liquirizia, oltre ad una punta di “odore di mare”…

In generale è una birra abbastanza complessa, che al gusto ha un’altalena di sapori che possono rendere “fastidioso” l’assaggio a qualcuno, in particolare il sapore salmastro dato dalle ostriche, che tende a coprire gli altri sapori. Personalmente è una birra da provare almeno una volta: certo è che non è una birra “semplice” e quindi, a mio parere, può non piacere a molti, che, magari, prediligono sapori più semplici o più vicini ad concetto comune di birra.

Detto questo, lungi da me nell’entrare nel vortice della disputa sul concetto di artigianalità della birra, alla luce delle nuove norme emanate dal Governo… Io ho assaggiato una birra e ho descritto quello che ho sentito. Non è questo ne il luogo e ne il contesto per avviare una discussione o un dibattito sul concetto di cui sopra.

Ora che ho fatto il discorsetto serio credo che mi sia meritato un pò di riposo: Vado a prendermi una birra  :mrgreen:  😈

Kampai!!!

Ciro Buonaurio

Ciro Buonaurio

Beer-Blogger per dipendenza, amo sperimentare e provare nuovi sapori.
Da un pò di tempo il piccolo Cesare è al mio fianco durante le avventure birraie.
Ciro Buonaurio

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