Dicembre è ormai arrivato, il freddo pure e durante le settimane dell’Avvento arriva anche uno degli eventi più attesi da noi umili e zelanti credenti di nostro signore Luppolo: I Beer Good “Xmas Edition” al Murphy’s Law di Napoli!

A guidare la serata Giuseppe Schisano di Birrificio Sorrento, che ha dispensato birre manco fosse Santa Claus.

La proposta comprendeva una selezione di 5 birre di Natale, abbinate ad altrettanti piatti preparati dal padrone di casa Antonio Zullo. Abbinamenti risultati sorprendentemente azzeccati, nonostante queste particolari birre si prestino soprattutto ad accompagnare i dolci, o alla “meditazione” fuori pasto.

Io e il buon Luca, come due bambini sotto l’albero la mattina di Natale, ci prepariamo alla cena.

Per entrare in atmosfera, Giuseppe apre il sacco e ci lancia dalla slitta una zucca berrettina, che finisce dritta dritta nei bicchieri ed ecco che ci appare la prima proposta della serata: la Calcabir del Birrificio Montegioco, una pumpkin ale non esattamente classificabile come “natalizia” (sono birre autunnali, che in America vanno molto in occasione di Halloween), che con il suo corpo leggero e la dolcezza, unita ad una leggera acidità della berrettina, smorza l’importante speziatura e piccantezza della bruschetta e dello Stilton Cheese, pulendo il palato con una bella ramazzata. I profumi della crosta della zucca, i sentori erbacei e la schiuma fine, pannosa e persistente completano una birra tendenzialmente dolciastra, che potrebbe stancare se bevuta da sola, ma che risulta perfetta se abbinata a pietanze come quelle proposte da Antonio e Giuseppe.

Mentre siamo intenti ancora, con l’incrollabile fiducia di Linus, a cercare tracce dell’esistenza del Grande Cocomero, Giuseppe ci dona la sua Astrum, la SUA birra di Natale: un bel colore marrone scuro con riflessi rubino e schiuma beige e persistente. Il naso ha tanto roccocò della nonna e struffoli della zia, proprio come voleva Giuseppe, che racconta di aver voluto portare nel bicchiere i profumi della sua infanzia. Al palato si apre un buon amaro, mitigato dall’anice che sale al naso, mentre in gola scende un dolce caramello, il tutto contornato da una leggera carbonazione. Anche dopo la bevuta l’anice e una punta di cannella persistono, insieme a un bel calore, che scalda l’anima mentre scarti il regalo sotto l’albero. L’abbinamento culinario, in questo caso, poteva risultare ostico, ma Antonio ha osato e ha vinto la scommessa, realizzando un hamburger in cui i sapori dolci (crema di patate americane, cacao e cannella) convivono come per magia con il guanciale di Ariccia e le papaccelle.

La birra successiva è la Christmas Tripel della Dupont, lo storico birrificio belga famoso per la Saison, vero e proprio archetipo nel suo stile. La Avec les bons voeux (questo il nome della tripel,traducibile all’incirca in “con i nostri migliori auguri”, formula di rito per le famiglie originariamente omaggiate a Natale della preziosa strenna) nasconde bene – almeno inizialmente – i suoi 9,5°, è fruttata al naso (soprattutto albicocca), leggermente speziata e molto equilibrata nella sua complessità. Interessante l’abbinamento, anch’esso potenzialmente ad alto rischio: bruschette di polenta con lardo di colonnata e crema di fagioli (pare che l’accoppiata fagioli-tripel sia particolarmente apprezzata nientemeno che da Schigi di Extraomnes). Questa tripel, in particolare, pulisce molto i forti sapori del legume ingrassati da polenta e lardo, mentre la speziatura dei lieviti della birra favorisce la bevuta.

Prima della veglia natalizia finale, il padrone di casa scomoda la mamma, che ci dona in regalo un pudding al cioccolato a cui mancava solo la parola; a ruota seguita Antonio Zullo con una Christmas Cru del Birrificio Almond 22 (pro che pareva un piccolo Babbo Natale, con il suo colore rosso e il cappello di schiuma morbida e abbondante, il suo sapore dolce, con note di mou, caramello e fave di cacao, tutto avvolto dal caffè tostato, ma con sensazioni palatali leggere, nonostante le sembianze lascino pensare ad una stazza molto più importante.

A concludere idealmente la serata, mentre nella nostra testa già risuonavano le note di “tu scendi dalle stelle”, un vero e proprio mito per ogni appassionato di birra: la Stille Nacht di De Dolle, da degustare da sola o meglio, come recitava il menu, “in religioso silenzio”. Parte del fascino di questa perla brassicola sta anche nel fatto che… non si sa mai cosa aspettarsi: può accadere che sia deliziosa da subito, che sia promettente da “giovane” e si perda poi per strada invecchiando, o che dia il meglio di sé solo dopo un anno o due. Personalmente (Luca) propendo per quest’ultima teoria: dopo un lunghissimo e vano corteggiamento, sono riuscito ad assaggiarla per la prima volta, lo confesso, solo l’anno scorso, e la versione 2015 mi era parsa molto più interessante della 2016 (schiuma più persistente, sapori meglio amalgamati…). Quella targata 2017 credo abbia ancora bisogno di crescere (sia io che Luca siamo d’accordo): decisamente carbonata, all’olfatto e al palato predomina, almeno a nostro avviso, un sentore d’arancia, e solo successivamente emerge un po’ di frutta secca e di legno. Abbiamo seguito, quindi, il principio d’autorità di Kuaska: una bottiglia da assaggiare subito e un’altra da comprare e conservare. Sarà probabilmente la nostra prima birra del Natale 2018.

Ora non possiamo che augurarvi un felice ed alcolico Natale.

Kampai!!!  😎

 

 


Luca Atero

Luca Atero

Nella vita si occupa di libri, beve ottime birre, cerca di produrne di decenti, guarda il Milan e gioca col Lego.

 


 

Ciro Buonaurio

Ciro Buonaurio

Beer-Blogger per dipendenza, amo sperimentare e provare nuovi sapori.
Da un pò di tempo il piccolo Cesare è al mio fianco durante le avventure birraie.
Ciro Buonaurio

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