Professo’, permettete un pensiero poetico per l’occasione?
A droga mia ‘a teng’ into ‘o core,
a cocaina mia se chiamme ammore! E chest è…

(cit. Luigino o’ poeta, Cosi parlò Bellavista, 1984)

 

E’ questa la reazione quando il “Professore” elargisce la sua saggezza.

Tra un mulino scalpitante, densimetri saettanti e sparge decontratturanti si inizia a entrare nel vivo del Corso di Homebrewing targato Southern Homebrewers.

 

Mentre il Professor “Guru” Bellavista disserta sulle proprietà del filtro a bazooka, l’estratto di malto, portato a mo’ di esempio, ai discepoli inizia ad evolversi in un’entità vivente non identificata (era semplicemente scaduto, profumava di zucchero, ma dentro probabilmente c’erano grattacieli di muffe, batteri etc… :mrgreen: ).

 

Di fronte mi accorgo del buon Luppolito che si sta scolando una pinta, mentre Anna e la Susina cercano di contenerlo.

Poi Anna mi spiega che Luppolito sta prosciugando il fusto di una pils e ne vuole sempre di più ogni volta che ne beve.

 

 

 

A questo punto decido di approfondire l’arcano e passo dal padrone di casa Pasquale “Bulldozer” La Gatta a cui chiedo di questo misterioso nettare e senza indugio me ne porge una pinta:

 

Alla vista si presenta con una schiuma abbondante, morbida, bianca e a grana fine, di colore giallo dorato molto limpida, si riesce a vedere attraverso (se guardo Luppolito attraverso i bicchieri diventa giallo e sembra Lenny Leonard dei Simpson 😛 ).

Aromaticamente si avverte subito un dolce profumo di bergamotto, abbastanza delicato con punte di spezia qua e la, con una persistenza non molto elevata.

In bocca si avverte un’entrata liscia ed equilibrata, con successiva sensazione amaricante non eccessiva che richiamava le note nasali avvertite prima; forse un corpo leggermente watery la rovina un pò, ma è un punto migliorabile (considerando che si tratta di una prima prova).

Non voglio dilungarmi ancora per non spoilerare tutto. Chi vivrà vedrà, stay tuned…

 

Finito il corso si rimane ancora a far bisboccia dal buon Pasqualone…

Liberata la sala del corso, il nostro Professore decide di tirare fuori dalla sua cantina qualche bottiglia di MashUp Brewing.

Nell’articolo Mash del Brado ho già parlato di questo beer firm e di Andrea ed Emanuele, ma non avevo ancora provato la loro Hip Hop, una West Coast IPA abbastanza aderente allo stile. In realtà non si

tratta di un vero e proprio stile, ma di una variazione regionale dello stile American IPA, con una parte luppolata più decisa rispetto all’American IPA.

Nella Hip Hop si notano aromi agrumati di pompelmo e lime, oltre che ad un leggero speziato che camminava a braccetto con sentori dolciastri di resina.

In bocca l’entrata è dominata dal malto e dalla sua dolcezza biscottata, durante la bevuta il luppolo sbuca con la sua forza amara, persistente e secca.

Dalle foto non si vede, ma ha anche un bel colore ambrato torbido.

 

 

 

Vi lasciamo con il nostro Luppolito in versione Delfino curioso, mentre cerca di “studiare” saltando da una birra all’altra come Willy (nella foto si può notare la sua concentrazione) e ricordo che giovedi 15 Marzo, sempre al Labyrinth, dopo la terza lezione del corso, ci sarà la degustazione della Mayale, una Chocolate chili stout di nostra produzione.

 

 

 

KAMPAI!!!

Ciro Buonaurio

Ciro Buonaurio

Beer-Blogger per dipendenza, amo sperimentare e provare nuovi sapori.
Da un pò di tempo il piccolo Cesare è al mio fianco durante le avventure birraie.
Ciro Buonaurio

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