“Date ad un uomo una birra e ci perderà un’ora… insegnategli a farla da se e ci perderà una vita intera” (cit. The Home Brew Company).

Mai slogan è stato più vero. Quando un anno e mezzo fa provai la prima birra artigianale, la prima domanda che mi sono posto è stata: “come ho fatto a bere quello che ho bevuto fino ad oggi?”.

È partito così il percorso.

Prima tappa: “BIRRA IN KIT”: estratto, fermentatore da 28l rigorosamente in plastica, gorgogliatore, bustina di lievito anonima (“adatta allo stile”), tappi, tappatrice, densimetro. Primo kit, ok, secondo kit ok… poi capisci che in fondo è come cucinare col dado Star.

Seconda tappa: iscrizione al primo “corso all grain”: il malto, il luppolo, l’acqua, il lievito. Acquisto (più o meno compulsivo) dell’attrezzatura.

In men che non si dica si fanno una ventina di cotte: una infettata (“che dite è fioretta???”), una al sapore di cherry, un paio torbide etc, etc… tutto così fino a quando ti torna in mente il tuo prof di matematica delle superiori che all’ultimo anno, spiegando derivate ed integrali, diceva sempre: “derivare è una tecnica, integrare è un’arte”… parafrasando “fare la birra è una tecnica, fare una buona birra è un’arte!”.

Terza tappa: FASE NERD, punto di non ritorno.

Alla 21esima cotta dopo aver letto un migliaio di post sui forum e aver visto più o meno 4000 tutorial su “come fare il mash”, “come fare lo sparge” etc, si prende coscienza del fatto che, se si vuole avere la minima speranza di riuscire a fare una buona birra bisogna, prima di tutto STUDIARE, STUDIARE e ancora STUDIARE…. Si scarica circa 1 gb di materiale dai forum e dai blog degli homebrewers famosi con relativi copia/incolla, si ordinano i grandi classici sulla birrificazione su Amazon, si incontrano nuovamente gli enzimi, il ph, i lieviti, la prof di biologia, i principi della termodinamica, si cerca l’amico idraulico che ti “sistema” l’impianto, si ripassano i concetti di resistenza, l’inerzia, densità….

Chi non ha seguito questo percorso o è un fenomeno o è un gran bugiardo.

Qualche mese fa ho incontrato i miei compagni di avventura Antonio Garofalo e Carlomaria Matracia. Da subito c’è stata grandissima sintonia su quelli che sono i pilastri del gruppo:
1.valorizzare il potere conviviale e socializzante della birra di qualità prodotta con metodo artigianale;
2.creare attività sociali centrate sulla realizzazione della birra casalinga;
3.approfondire le tecniche del birraio casalingo mediante lo scambio di esperienze e opinioni;
4.promuovere l’hobby dell’homebrewing.

TUTTO SENZA SCOPO DI LUCRO e per il solo desiderio di creare momenti aggregativi durante i quali si possa bere, ragionare di birra senza eccedere in discorsi filosofici su aromi, profumi gusto e olfatto, accrescere la tecnica dell’homebrewing senza aver paura di portare le proprie creazioni casalinghe ed esporre i propri dubbi ed essere sottoposti al pubblico martirio per una birra difettata (che se non fosse così sarebbe sicuramente sotto le spine dei principali pub locali) o per una domanda che tra qualche tempo apparirà a noi stessi “elementare”.

In ciò fondamentale è anche l’ausilio e il supporto di numerosi publican locali che come noi condividono il concetto del bere come momento aggregativo e che in quest’ottica hanno messo e mettono a disposizione le loro strutture per organizzare serate dove il tema principale è la convivialità e poi la birra.

In soli pochi mesi sono stati organizzati tre corsi gratuiti con altrettante cotte pubbliche, 5 serate (altre verranno a breve) senza contare tutto il resto che come il mosto… bolle in pentola!

STAY TUNED